L'attimo del sogno - E' giusto sognare?
Nel mio normale quotidiano peregrinare nei vari blogs amici ho notato una assonanza di pensieri che facevano tutti capo in qualche modo alla tematica del sogno, allora mi sono subito adeguato riportando quello che è il mio pensiero in materia.
L'attimo del sogno.
Per fortuna la vita ci impone e ci mette in condizioni di non poter scegliere, e ci obbliga a desiderare e a cercare di realizzare i nostri momenti di vita, fa parte della nostra componente di umanità, ma io entro certi limiti cerco di strappare alla vita la possibilità di sognare e di far dipendere dalla mia volontà il volere e il poterli realizzare.
In queste cose importanti cerco di avere l'arbitrio e anche la possibilità di rinunciare, anche senza motivo, solo per il gusto di sentirmi vivo e padrone del mio pensiero e con esso del mio desiderio.
E' evidente che la realizzazione del sogno ne rappresenta anche la sua fine, e da qui si innesta una perversa corsa ai nuovi sogni, così anche solo per non rischiare di restarne senza, situazione difficilissima da sopportare e da vivere, ma così facendo si finisce per crearsi sogni fasulli o poco importanti, dei riempitivi, proprio solo per non dover subire il periodo senza sogni, che ripeto è difficilissimo da sopportare, non per me, io ho imparato, non senza soffrire, che è necessario fare delle scelte di qualità più che di quantità, e che tra un sogno importante ed un altro ci sono dei momenti di NON sogno che vanno vissuti egualmente con pari dignità ed importanza, facendo questa operazione di discernimento delle cose importanti si apprezza e si gode molto di più nel periodo che prelude la realizzazione del sogno stesso, che come precedentemente espresso ne rappresenta la inesorabile fine.
Non solo, la nostra fantasia è talmente superiore alla realtà, che tirando le somme dopo la realizzazione di un sogno, spessissimo ci riscopriamo delusi e traditi dal sogno, in quest'ottica il sogno può e deve essere visto come l'antitesi della realtà, cioè una forma di panacea che ci permette di sopportarla e superarla, uscendone il più possibile indenni, l'errore che non deve mai essere fatto è quello di cercare di mischiare le due filosofie di vita, se la realtà viene vissuta come nel sogno e il sogno vissuto come la realtà è la fine di entrambi, quindi la strategia deve essere quella di utilizzare entrambi tranquillamente, in modo che una cosa aiuti l'altra, ma in modo totalmente separato ed appropriato.
Esempio io posso sognare qualsiasi cosa, anche di essere Dio, l'importante che quando vivo la mia quotidianità, io viva da uomo consapevole della differenza tra l'essere uomo e l'essere Dio, anche se concedo alla mia parte di uomo di cercare di rassomigliare a quella che è la mia immagine e il mio sogno di Dio.
Alanford50
E' giusto sognare?
Certo che è giusto sognare, anzi guai ad una vita senza sogni, ma si deve fare molta attenzione a dargli la giusta importanza ed il giusto posto,ed il giusto peso, bisogna sempre sapere riconoscere il sogno dalla realtà e tenerli sempre ben distinti, è un dato di fatto però che quando il sogno si avvera si resta quasi sempre un po’ delusi, questo meccanismo farebbe pensare che allora forse un fatto, una cosa, un oggetto del nostro desiderio è molto più bello nell'attimo di vita che intercorre prima di realizzarlo, perché dopo un po’ perché il sogno è finito forse perché non è finito proprio come speravamo si rischia la delusione, ma per fortuna c'è lo spazio sempre per nuovi sogni....
E’ assolutamente giusto sognare, guai a chi non sogna, quello che io intendevo dire principalmente sono due cose ben distinte, l'importante è sempre avere ben chiaro e sapere ben distinguere che il sogno è sogno e tale deve assolutamente rimanere ed essere riconosciuto, altrimenti diventa un grosso problema, se io sogno di diventare miliardario non c'è nulla di male ma se io ne faccio una malattia del fatto di non riuscire a realizzare il sogno, è sbagliato e distruttivo.
la seconda cosa è una realtà di fatto indiscutibile, è stato ampiamente provato che la parte più bella tra il sognare una cosa e il realizzarla è sicuramente più bella ed appagante il sognarla, generalmente quando un sogno si avvera perde tutto il fascino che noi gli avevamo attribuito con e durante l'aspettativa, da qui il detto che un sogno realizzato perde tutto il fascino che aveva, ed è auspicabile subito rimpiazzarlo con un altro, anche se diventa un meccanismo perverso e difficilmente gestibile in modo sano, io credo comunque che sia più sano imparare ad avere anche dei periodi senza sogni.
E' giusto però puntualizzare la differenza tra sogno e sogno , io vedo due grandi categorie di sogni, quelli che appagano la fantasia e quelli che appagano la razionalità della vita, quelli di fantasia sono quelli più pericolosi ma i più appaganti nell'immediato, anche se generalmente sono totalmente irrealizzabili, ed è bene che siano così, i secondi sono quelli che io definisco sogni grigi, perché sono strettamente legati al quotidiano e sono sempre legati ad un qualcosa di reale e di pratico nella vita, e proprio per questo li vedo meno sogni e più speranze di realizzazioni di situazioni di vita, esempio sognare la carriera, la macchina, la casa ecc.ecc., sono comunque da un certo punto di vista sempre molto più realizzabili, anche perché spesso la realizzazione dipende dalle proprie capacità e dalla disponibilità che poniamo nel suo raggiungimento.
Alanford50
Il chiaro lo scuro ed il blu.

Recentemente ho trovato immagini che mi sono piaciute moltissimo sul Fotoblog di “MIRROR”, che ha per titolo “IMMAGINI RIFLESSE”, lascio il link al blog così da permettere a chi fosse interessato, di andare a vedere le sue belle immagini, (http://iamthemirror.wordpress.com/), tra le tante, una mi ha colpito in modo particolare, il suo titolo è “(S)Oggetto” ed il suo link è il seguente (http://iamthemirror.wordpress.com/2009/09/22/s-o-ggetto/), ebbene questa foto per certi versi quasi monocromatica, per un effetto della penombra e del tardo tramonto utilizzando pochissimi colori di cui uno più vivo e predominante, l’intenso blu, è riuscito a dare alla foto una dimensione ed una capacità espressiva che solitamente è destinata unicamente alla pittura, riuscendo a mantenere ben preciso il senso della tridimensionalità , regalando alla foto il dono della poesia, lasciandomi capace solo di esprimere queste mie poche parole:
Baluardo di ere passate, dimora fantasma a difesa di un tempo scaduto e svenduto, abbandonato all’oblio del silenzio, solo a rimirare orizzonti ormai perduti e per sempre vuoti.
Alanford50
L'immenso scuro.

Molto bella e triste questa immagine, resa ancora più ovattata e chiusa dal bianco nero che ne incupisce ancora di più il percorso, un percorso vuoto, dal grande senso di inutilità, ma anche di attesa di luci e climi migliori, come ultima sensazione resta comunque un qualcosa di positivo, sarà quella luce imponente laggiù dove lo sguardo fatica ad arrivare, una speranza che sarà ripagata, un punto che potrà essere vissuto, nuova luce, il grande nero presente nella quasi totalità del luogo è sicuramente vinto, bisogna attendere, bisogna avere la capacità e la voglia nonché il coraggio di attraversare questo spazio buio con coraggio ma con il passo sicuro di chi sa che c'è ancora luce che ci attende laggiù dove l'ultimo sguardo ancora quasi non osa.
Alanford50
Il bene ed il male.
Che tristezza, che profonda tristezza il dovere arrendermi all’evidenza dei fatti, dovere arrendermi che non ci si può esimere dal convivere con il male, che il pensiero ed il desiderio di sconfiggerlo è pura utopia, e che non è assolutamente possibile farlo, che fino all’ultimo giorno della mia vita dovrò vedermelo palesato davanti ai miei occhi, che tristezza sapere che esisterà fino a quando esisterà il mondo e con esso la vita, perché fa parte di noi e della nostra dualità, del nostro atavico bisogno di bilanciamento e di equilibrio, che tristezza dovere ammettere che se non esistesse il male non potrebbe assolutamente esistere neanche il bene, perché uno avvalla il senso dell’esistenza dell’altro, quindi il bene esisterà finché esisterà anche il male e viceversa, mi sono reso conto che la lotta che io credevo possibile per il predominio del bene sul male, non può che finire per bene che vada in un sommario inutile pareggio, una sorta di benefico equilibrio, non ci sono ne ci saranno mai ne vincitori ne vinti.
Alanford50
Le uniche due realtà possibili.
Sono molto felice nel constatare che in fondo non esistono posti belli o posti brutti, ma tutto si traduce nel giudizio dato alla visione di chi li guarda, come spesso accade la nostra indole ci aiuta a giudicare e ad etichettare per bello o per brutto quello che ci ritroviamo davanti, siano essi un panorama, una persona od una situazione.
E' evidente che io ho una visione grigia e disincantata della vita, se poi uniamo questa mia caratteristica anche al fattore età la frittata è fatta, a parte gli scherzi, io riconosco di avere una visione cruda della vita che va molto al di là delle convinzioni e degli stati d'animo, esistono due realtà ben precise e parallele, una è la realtà soggettiva l'altra è quella oggettiva, la soggettiva è quella legata alla singola persona, è una realtà cucita addosso alla persona come un abito su misura fatto da un bravo sarto, un vestito che ci calza sempre a pennello, fattura, stoffa, taglio, colori, tutti meravigliosi come ci piace, la realtà oggettiva è quella più difficile da scoprire da vivere e da gestire perché è quella che non ci appartiene del tutto, quella che generalmente non ci piace, è un peso, un frutto del nostro vivere un frutto del nostro esistere e non siamo in grado di renderla nostra perché siamo noi ad appartenere a lei e non il contrario come nel caso della realtà soggettiva, io vedo grigio e vedo i colori, io vedo in tutto quello che mi circonda le due realtà parallele, ed è sofferenza, ed ecco perché mi raffiguro perennemente seduto sulla riva del mio sacro fiume a vedere il lento scorrere della vita, e non posso esimermi dall'assorbire parte della sofferenza del vivere del cadavere che mi scorre in quel momento davanti, fosse anche il mio.
Questa visione dualistica delle realtà, mi mette in condizione di vedere contemporaneamente quanto c'è di estremamente bello e quanto di estremamente brutto in quello che i miei occhi vedono e che la mia mente percepisce, per il fattore età ora tende a prevalere e ad avere il sopravvento la realtà oggettiva, quindi quello che io reputo la verità più vera o per lo meno la meno sbagliata, ma è sempre tutto molto triste da osservare e soprattutto da vivere.
Alanford50
Stupore.

Bella immagine, bello il poter leggere il genuino stupore nell'espressione del volto ed il riflesso di cose che non possono che sapere di magia, riflesse dai suoi occhi e dal suo cuore, forse è l'unica vera magia e bellezza che ha senso di esistere e che deve essere assolutamente conosciuta e riconosciuta nel gesto di vivere questo mondo, peccato che questa capacità si perda così in fretta e che non resti quasi mai traccia dentro di noi, forse è talmente tutto troppo bello che la ragione non è in grado di gestirla, e solo un cuore puro, innocente ed aperto può coglierne tutta l'infinita grandezza senza restarne sopraffatto.
Alanford50
Strano amore.

Un ultimo gesto, un segno lasciato come senso di riconoscenza per quelle mani e per l'amore che da esse hanno ricevuto, per l'amore nascosto dietro ad un gesto di innaturale costrizione, l'unica volta che si è lasciato prendere tra le pietose dita di quelle mani che lo hanno così stranamente amato.
Alanford50
L'unico vero grande miracolo.
Da che ho memoria ho sempre avuto netta la sensazione della fortuna insita nel fatto di essere vivo, e quanto questo rappresenti un vero è proprio miracolo, l’unico che possa per me essere realmente tangibile, la realtà in questo caso supera incommensurabilmente la fantasia, io ho vinto la gara della vita tra milioni di spermatozoi, tutti con la stessa spinta a farcela e lo stesso diritto, ma senza sapere con quale merito, ho vinto io.
Quello che deve assolutamente rendere il senso di quanto è pazzescamente importante è bello il fatto di esistere e che io sono il frutto assurdamente matematico di una serie di vittorie di spermatozoi dei miei avi, fino alle origini dei tempi, se in uno solo dei miei avi avesse vinto un'altro spermatozoo sarebbe cambiata la combinazione matematica, per cui IO ora non esisterei, fino ad ora ho sempre avuto la gioia limitata dall'attribuire la mia eterna gratitudine solo ai miei genitori e ai loro genitori, mai mi ero spinto anche solo a pensare alla grande combinazione chimico/matematica che c'è dietro alla mia esistenza, quindi da oggi amerò ancora di più la vita, perché è assolutamente evidente che è frutto di un vero ed irripetibile MIRACOLO.
Non sono capace di fare i conti di quanti potrebbero essere i miei avi, dall'origine ad oggi, siamo nell'ordine di molte migliaia, quindi IO sono il frutto di una mostruosa irripetibile catena di vittorie che hanno portato a me in modo univoco, questa lunghissima combinazione e catena non poteva portare che a ME, ho la coscienza che se anche uno solo dei fattori in qualsiasi momento fosse cambiato, non sarei più io ad esistere ma un'altro. PAZZESCO.
Alanford50
Visione di anime in cerca di cose che non verranno mai trovate.
Che strana aria che c'è questa sera dentro a questo locale, mi ricorda scene già viste, magari in un film, fumo, un rincorrersi di luci e di ombre, suoni incomprensibili di note lontane, mille anime in cerca di cose che non verranno mai trovate, di sentimenti perduti o mancati, di sentimenti scaduti, di età passate o di età mai vissute, desideri inconfessati, di voglie inespresse, di volti che non si conosceranno e che sicuramente non si riconosceranno ne si ricorderanno, attimi rubati a speranze di vita, attimi rubati a sogni inespressi e incompresi, realtà vissute nel sogno, e sogni inconsapevolmente vissuti nella realtà, incapacità a comprendere, non volontà a comprendere, l'unico desiderio vero, tangibile, è far passare quest'attimo di vita così difficile da sopportare, da comprendere, da vivere, la ricerca spasmodica di un alibi per eventualmente poi perdonarsi, per giustificare quello che non si è riusciti a capire e per poter poi ripetere il gesto fingendo di non sapere, per poi ritrovarsi nuovamente a mentire, per poter vivere con la speranza di non soffrire, è proprio la scena di un film, un film che ho visto molte volte forse troppe volte, un film un po’ melo’, oppure retrò, molto più sinceramente e praticamente non lo so, ma quanto fumo che c'è qui dentro questa sera, mi concederò un bicchiere di roba che mi farà sicuramente star male, ma che questa sera mi aiuterà a non ricordare, mi aiuterà a non riconoscere i volti nascosti nel fumo, mi aiuterà a non vedermi seduto ad un tavolo con il pensiero sperduto in risposte senza domande, ad aspettare che giunga il mattino, o semplicemente ad aspettare che un cameriere abbia pietà e mi scaraventi fuori con gesto secco e repentino, un gesto a cui io risponderò bestemmiando, e lì su quel freddo selciato aspetterò il mattino e con esso la luce che permetterà di rivedere il mio volto riflesso e di riconoscermi in una pozzanghera lasciata lì dalla pioggia generosa caduta durante la notte appena svenduta.
Alanford50
Un ricordo che si trasforma in preghiera.
Quando il pensiero si fa ricordo, il ricordo diventa sofferenza, la sofferenza si trasforma in poesia, la poesia diviene preghiera.
Alda Merini, nata a Milano il 21 marzo 1931, morta a Milano oggi 1 novembre 2009.
Dedicato a Lei ed alla sua poesia.
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Spazio
Spazio spazio io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita;
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch'io lanci un urlo inumano,
quell'urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.
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Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.
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Il mio passato
Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
Alda Merini
(Sono una piccola ape furibonda.)
Mi piace cambiare di colore.
Mi piace cambiare di misura.
Grazie.
Ode alla portiera.
Riporto qui, sul mio spazio vitale, questo mio commento, che il mio virtuale amico blogger ARTHUR, molto generosamente ha ospitato sul suo blog nella sua rubrica “l’Antologia del Portiere”, la mia decisione viene dal desiderio di condividere con chi avrà la voglia di passare e la pazienza di fermarsi a leggere questo mio lontano ricordo.
I temi dominanti di questi ultimi tempi sui vari blogs sono l’autunno ed i portieri, quindi voglio adeguarmi, dell’autunno ne ho già abbondantemente disquisito, quindi cercherò di affrontare il tema del portiere, per farlo sono però costretto a ripercorrere il lungo e tortuoso sentiero della memoria, gli ultimi periodi in cui ho interagito con il portierato risale alla seconda metà degli anni cinquanta.
All’epoca, fanciullo, vivevo (nel vero senso della parola) in uno dei quartieri più antichi e belli della vecchia Torino, il rione “Cit Turin” (piccola Torino), dove nei decenni precedenti aveva vissuto la vecchia borghesia, a miei tempi dalla classe dei commercianti e da una variegata umanità in alcuni palazzi di ringhiera, io abitavo in un palazzo abbastanza grande, di inizio secolo, al terzo piano, in tutto saremo state circa una trentina di famiglie ed una miriade di ragazzini urlanti che vivevano il proprio tempo sui pianerottoli e sulle scale, che tempi ragazzi, che esplosione di vita, in questo palazzo c’era la portineria, una stanza soppalcata con l’ingresso nell’androne, mi sembra ancora di vedere quell’enorme donnona che era la portiera, che controllava chi andava e veniva , che faceva le pulizie e fungeva un po’ da vice amministratore, una grinta indescrivibile, sempre perennemente arrabbiata, sempre pronta a sgridarci per ogni cosa, ci proibiva il gioco nel cortile e gli dava fastidio il nostro continuo vociare, forse è più onesto dire urlare, di studiare a quei tempi se ne parlava poco, ed allora tutti fuori sulle scale a vivere il nostro magico momento, da sotto, dalla tromba delle scale ecco giungere puntuale la sua voce importante che cercava di riportare un po’ di ordine e di pace e di quieto vivere, una voce quasi sempre alterata, al punto che quando dovevamo attraversare l’androne per entrare od uscire dal palazzo lo facevamo con estrema cura ed attenzione, e via veloci verso nuovi giochi ed emozioni, eravamo veramente in tanti almeno una quindicina di età variegata dai 3 o 4 anni fino ai più grandicelli che di anni ne avevano 12 o 13 e fomentavano i più piccoli in quella grande piccola guerra verso quell’enorme massa di carne urlante che ci impediva con il suo trucido sguardo dal palazzo l’ingresso o la sortita e del nostro vivere la spensierata allegria.
Non aveva sempre tutti i torti, eravamo piccoli ma bastardini, spesso, a mo di ripicca, appena lei aveva finito di pulire, eccoci a fare la sortita punitiva, tutti a correre e saltare dove lei aveva appena pulito con enorme fatica , non tanto per il pulire, ma per lo spostare quella sua enorme massa su e giù per quelle lunghe ed ostili scale, in fondo sapendoci più forti a volte già ci faceva anche un po’ di tenerezza.
Come avete visto, nulla di speciale, se non il ricordo di quella enorme donna sempre vigile nel portone, che cercava di fare rispettare regole, per noi veramente inesistenti e forse per noi mai scritte, regole sempre disattese da quelle orde di ragazzini a cui era concesso ancora il ridere, il giocare, il sognare e il vivere la propria età da bambino.
Ode alla portiera, a suo imperituro ricordo.
Alanford50
Autunno.
Nel mio lento peregrinare per blog, ho notato che tutti stanno subendo i medesimi influssi biometeorologici e lamentano dolenzie, bisogno di rallentare il vivere, pigrizia, specialmente in occasione dei cambiamenti del tempo, tutti danno la colpa all’autunno ed al suo lento incedere, al suo lento spegnersi, allo spuntare di colori pastello che dal giallo arrivano fino al rosso più vivace, ed allora prendo spunto da una mia risposta all’amico Franz per riprendere l’argomento su questa questione che ci tocca a quanto sembra tutti da vicino.
Anche io sento addosso questa strano bisogno, bisogno del torpore, del rallentare il vivere, dell’attendere una nuova primavera portatrice di nuove energie.
L’autunno è una stagione difficile da comprendere in relazione al nostro vivere moderno, la natura non ci asseconda, i suoi ritmi sono lenti, silenziosi, ammalianti, accoglienti e coinvolgenti, tutto sembra imporre un rallentamento un adeguarsi a lei che da millenni domina e accondiscende il vivere, ci richiama ad una specie di preparazione, un’ulteriore accumulo di energie e forze per il freddo inverno che tutto blocca con il suo gelo bianco.
In autunno tutto ha un ritmo lento, persino la foglia, nel suo morire, nel distaccarsi dalla pianta che gli fu madre ed infine matrigna, compie un ultimo viaggio che ha del sublime, non prima di avere però indossato il suo vestito più bello, di un rosso che ancora sa di calore e di vita, come per assaporarne l’estremo gusto e ricordarselo fino al supremo ultimo istante, prima di toccare terra, e ritrovarsi con il viaggio compiuto, concluso nel suo eterno ripetersi, ma l’autunno è generoso e fa sì che quel suo viaggio non sia repentino e non visto, concede a lei e chiunque ne abbia la voglia, di guardare , di vedere, quella misera foglia di rosso vestita di ondeggiare leggiadra ancora una volta nel vento, compiendo una danza che sa di rito, di un addio e di un ultimo ringraziamento, che splendore quella foglia che si fa per una volta ancora bella, struggente, bella come mai è in fondo stata, come per non farsi dimenticare, in quell’ultimo saluto, in quell’attimo prima di morire, capace di donare il meglio di se, come se solo quell’attimo meritasse cotanto splendore e fosse ad esso unicamente destinato, come per ribadire alla vita “ guarda cosa ti perdi e guarda cosa ti porti via”.
Coraggio, all’autunno siamo sempre sopravissuti, basta lasciarsi un po’ vivere, assecondando i suoi tempi ed i suoi ritmi, e torneremo a scoprire che in fondo ha solamente voluto accompagnarci tra due stagioni in fondo così differenti, per farci soffrire di meno.
Ciaooo neh!
Alanford50
L’inopinabile ed assurda banalita’ della casualita’.
In natura ogni cosa serve per permettere ad una o più cose di sopravvivere, una vera e propria catena, tutto è riconducibile ad un freddo ingranaggio che consente alla macchina di girare e di funzionare, anche le cose belle non sono fini a se stesse, ma esistono per fare la loro parte in quel grande movimento cosmico della macchina umano/vegetale.
Alcuni fiori sono estremamente belli e profumati per il solo scopo della sopravvivenza, per attirare altri animali, insetti o simili che trasportino le loro spore su altri fiori, per continuare e perpetuare la specie, quello che è veramente incomprensibile è il perché tutto ciò deve avvenire, e come se fosse una macchina che una volta messa in moto non si ferma più, la vera domanda non è cosa fa la macchina per continuare a funzionare, ma perché è in moto?! qual'é il fine recondito, è anch'esso frutto di una casualità oppure no? questa è la grande domanda a cui nessuno se non tramite la religione ha saputo dare risposta, ma essa ha risposto in modo sibillino chiedendo a sua volta di affidare tutto ad un atto di fede, ossia chiedendo di credere senza porsi domande, e questo per me non va bene, perché una vera domanda senza una vera risposta genera solo altre domande che non daranno mai risposte, e allora rieccoci punto e a capo al punto di partenza e alla ricerca di quella casualità che ha dato origine alle cose.
Il mondo è una creazione senza un senso compiuto, ma esso è talmente perfetto nella sua totale inutilità da mettere l'uomo in condizione di cercarne a tutti i costi un senso, incapaci di credere che tutta questa perfezione non abbia un fine, finendo così involontariamente per trovarvi nella sua illogicità, l'unico scopo, capirne il perché noi esseri che per vivere necessitiamo di logica e di un senso, siamo stati costretti ad attribuirgliene uno per potergli sopravvivere.
Alanford50
Se la fede è un dono.
Lo so che la fede è un dono, ma io da quando ho la coscienza di me vivo di domande, pochissime hanno trovato risposta, ma non demordo, circa il discorso del dono, la prima domanda che mi è sempre sorta spontanea, se la fede è un dono, perché io non c'è l 'ho? non me la meritavo? oppure sono uno di quelli predestinati a fare lunghe ricerche per trovarla, perché non subito come altri che sono capaci di accettare tutto senza porsi domande, ce l' hanno e basta senza fatica, io in ogni caso preferisco pormi le domande, mi danno di più il senso della mia esistenza, le domande mi fanno sentire vivo e capace di intendere e di volere e di discernere.
O come Giobbe devo pensare che dovrò percorre la mia vita in ricerca dell'esistenza di Dio per poi arrendermi di fronte all'impossibilità di trovarlo ed accettare che proprio questo è il palesamento effettivo della sua presenza, tradotto in parole povere, quando io riuscirò a smettere di cercarlo ed ad accettarne la sua presenza ed esistenza, allora lo avrò trovato,uuuhhhmmm, non sono così facile da cedere a me stesso con un inganno così sottile, una non risposta non potrà mai essere per me LA RISPOSTA, quindi sono perduto? Come ho scritto prima non mi arrendo, e piano piano cerco di avvicinarmi il più possibile, anche se il sogno resterà sogno, so solo vivere così, la mia speranza è un giorno di vedere il mio volto riflesso nella grande luce, ma se non sarà così pazienza, sicuramente non sarò vissuto invano.
Alanford50
L’inganno nella visione della vita e della morte
Ritengo possibile scrivere della morte perché è l'unica cosa che è uguale per tutti, colpisce tutti nello stesso modo, si palesa a tutti gli esseri viventi in un modo univoco inequivocabile e incontrovertibile, la sensazione che essa ci da pur non conoscendola è uguale per tutti, almeno nel momento del trapasso, ma in fondo non solo, alcuni di noi poveri e meschini esseri umani sono riusciti a crearsi delle aspettative per quel dopo, forse per attribuirgli un senso, forse per dargli una dignità, forse anche solo per la presunzione forse di ingannare quel tempo non comprendendo che abbiamo ingannato in realtà il nostro di tempo, quello vissuto, con la presunzione di avere vissuto un attimo di tempo con un senso e con della dignità, con la grande possibilità di capire solo all'ultimo istante che forse tutto è esattamente il contrario, cioè la morte ci è stata data per donarci e riportarci nuovamente in una dimensione di dignità e di senso.
E' vero quando si afferma che non esiste solo la morte quella vera unica e irripetibile (guarda caso proprio come la vita) esistono tante morti, quella dell'anima, quella dello spirito, quella dei sentimenti, so che l'umanità usa questo nome per dare una definizione a certi stati di animo, a certi momenti in cui la vita sembra non vita, in cui i sentimenti sembrano un non senso quindi una non vita, io no, ho provato molte di queste sensazioni, ma non riesco a chiamarle "morte", perché è sempre controvertibile, esiste sempre una alternativa, almeno una possibilità, questo tipo di pseudo morte vale solo per chi la sente e la prova, ma quasi mai viene riconosciuta dagli altri esseri che ti vivono vicino, non perché non vogliano, ma perché non sono proprio in grado di riconoscerla, perché mischiata e confusa tra le mille pieghe del vivere quotidiano, quindi quelli che per me sono solamente dei miseri stati d'animo che non sono definitivi, ma unicamente dipendenti dal tipo di persona che siamo e che siamo capaci di essere e di diventare, in questi stati di animo esiste sempre la possibilità di cambiare, di modificarne il percorso fino a sconfiggerli e a modificarli.
L'uomo suo malgrado si perde in quello che io chiamo il grande percorso della vita, che io me lo raffiguro come una eterna strada in pendenza che gira su se stessa in una specie di spirale a chiocciola dove ogni essere umano si trova a camminare nel lungo suo peregrinare della vita, su questa strada l'uomo proverà sulla propria pelle tutti i tipi di sensazioni, scoprirà il dolore (che subdolamente si fa sempre spazio tra i ricordi per annichilirci e spezzarci) e più l'uomo soffre più si ritrova a percorrere questa fantomatica strada, un camminare senza fine verso l'oscuro e verso il basso, e in questo dolore si perderà incapace di reagire, lasciandosi scivolare sempre più giù verso l’oscuro, avvinghiato dal dolore che lo trascina e lo stordisce e lo confonde, e pensare che la soluzione è lì sempre alla nostra portata, unicamente tra le nostre mani, perché quello che noi viviamo è un'illusione a cui noi attribuiamo il marchio di realtà, forse solo per non ammettere quanto siamo deboli e poco capaci, perché ripeto che la verità è che è estremamente semplice e facile scoprire il trucco, l'inganno, questa misteriosa strada a cui facevo cenno prima è una eterna strada in pendenza che gira su se stessa in una specie di spirale a chiocciola, ma il trucco è banale perché in realtà tanta fatica e dolore costa il lasciarsi andare e vivere verso il basso quanto ne costa risalire e vivere verso l'alto, è un trucco banalissimo ma efficacissimamente vero.
Quindi per me la morte è una sola, la non vita, tutto il resto volere o non volere è vita.
Alanford50
Il ponte verso il nucleare.
Il nostro beneamato premier sta per fare partire l'opera summa della sua megalomania, tra un paio di mesi è intenzionato a dare il via ai lavori del famoso ponte sullo stretto di Messina, ponte che nessun Siciliano e nessun Italiano con sale in zucca vuole, ponte voluto solo da lui e dai suoi compagni di merende e dalle mafie locali che ringraziano per i prossimi decenni in cui verranno ricoperti di soldi freschi pagati dai soliti Italiani inebetiti, ed in questo caso sicuramente SI coglioni, quell'opera inutile faraonica che come sempre a progetto costa 100 e a consuntivo costerà 10.000 ovviamente sborsati dal resto degli Italiani inermi e inebetiti dalle gambe e dalle tette delle veline in televisione e dal desiderio inespresso di emulazione delle sue eroiche mascoline gesta di uomo politico e di pseudo successo.
Eppure tutto tace, tutto resta fermo, il popolo come sempre dorme, anche l'opposizione sta a guardare inerme inebetita o forse solamente assolutamente incapace di una qualsiasi reazione, e dopo il ponte ci sarà il nucleare, nonostante il NON volere, espresso dagli Italiani in sede referendaria Lui ed il suo omonimo Francese hanno deciso di rimetterlo in piedi ed in movimento ed anche li si parla di decine di anni in cui i pochi soldi rimasti degli Italiani finiranno nelle tasche dei grandi CAIMANI, inutile dire che anche in questo caso il rapporto previsione di spesa/consuntivo di spesa sarà come sempre assolutamente sproporzionato, a noi resteranno le casse vuote e le scorie come sempre da gestire, come se fossimo stati capaci di risolvere almeno la precedente situazione dello stoccaggio delle omonime scorie dell'ultima avventura nucleare Italiana risalente a quasi 50 anni fa, le abbiamo ancora tutte sul groppone a fare danno e qualcun’altra è stata gentilmente stoccata nei nostri accoglienti mari dai soliti ignoti buontemponi.
Quindi a noi poveri mortali non resterà che unirci tutti insieme in fila per tre con il resto di due ed imboccare quel maledetto ponte verso il nucleare, felici di attraversare lo stretto in 15 minuti anziché la solita mezzora.
Alanford50
Il bisogno e la ricerca dell'elemento che accomuna.

Visione claustrofobica, il bisogno quasi animalesco del bene comune, in questo caso il sole, tutti vicino nelle proprie diversità, tutti alla ricerca dell'elemento vitale, un bisogno arcaico impellente, che consente agli uni di stare comunque vicino agli altri, le finestre sono mille occhi che scrutano, mille anime che avidamente si cibano di vita, il bisogno e la ricerca di una parvenza di uguaglianza che conceda loro la possibilità di convivere e di vivere, un'uguaglianza che non è mai concessa ne raggiunta, incapaci di assumere la medesima forma, forse per non perdersi nell'incapacità di distinguersi nell'elemento che gli è concesso.
Alanford50
Visione angosciante del vissuto e del terminato

E' una visione angosciante, che sa di vissuto, che sa di terminato, una sorta di insieme di loculi, in cui è sepolto il passato, un passato diverso per ognuno di noi, come per dare la speranza che in fondo anche la morte è diversa se hai vissuto in modo diverso, se hai saputo fare e colorare quello che sei stato, il fatto che i box siano vuoti può rappresentare che sono comunque ancora pronti per seppellire il futuro, e che sono l'essenza del nostro essere stati e che non saremo mai più e per quel solo uomo che resta e come se non fossimo mai esistiti.
Per chiudere e tornare alla foto di questo palazzo sventrato, ad osservarlo bene non c'è un solo particolare che possa anche lontanamente far pensare ad una innovazione ad una intenzione di far rivivere quella costruzione, tutto è vecchio, distrutto, anche la presenza di un solo operaio da il senso di dismissione e di abbandono della costruzione, in un'opera di ricostruzione occorrerebbero più forme di vita, più forme di movimento verso una rinascita ed una rinnovazione, ma ripeto nella foto non c'è ne traccia purtroppo.
Alanford50
Parole uscite da un sogno notturno e non svanite sotto la luce del giorno.
Bellissimi versi, tristi, sognanti, volutamente disillusi, alla ricerca di epoche non conosciute, nella speranza arcana di ritrovarvi paradisi creduti perduti, ma la memoria si perde nel mattino, in quel gusto che ti è rimasto di buon vino e del ricordo di sensazioni strane, di tempi perduti e mai vissuti, il giorno con la sua luce e le sue voci riportano in te il reale che senza pietà ti assale e ti riporta al mondo quello che conosci ed in fondo ami, anche se poco e male.
Alanford50
1 Ottobre 1956, la 'Prima mignin'
Moltissimi lustri fa, proprio in quel giorno iniziava la mia avventura della “Prima mignin”, primo traguardo del nostro crescere, rappresentava l’inconscia fine del nostro essere bambini assoluti, fino a quella fatidica data tutto verteva sul soddisfare tutti i bisogni primari, tutto era facile, semplice, molto soddisfacente, eravamo al centro di un universo genitoriale, esistevano pochi dolori e soprattutto pochi doveri, alcuni di essi erano facilmente aggirabili con le naturali armi in nostro possesso, man mano scoperte, un pianto od un sorriso al momento giusto e con la persona giusta, e la vittoria era nostra, quella tattica ci poneva nella condizione di vedere realizzare quasi tutti i nostri desideri, eravamo fortissimi ed indistruttibili, padroni del nostro piccolo mondo, ma che ai nostri occhi innocenti sembrava sempre grande e bellissimo, capace ogni giorno di appagare un nostro bisogno di novità e di scoperte.
Ma dato che di immutabile non esiste nulla, cosa che imparammo subito sulle nostre piccole spalle, un bel giorno di un mese che a momenti neanche ancora conoscevamo, tutto iniziò a cambiare, per primi i nostri genitori che con strani sorrisi iniziavano a parlarci e a farci discorsi strani, su delle nuove abitudini che avremmo dovuto affrontare, ovviamente ce le facevano vedere tutte belle e piene di avventure, non solo, ci dicevano che ne avremmo tratto dei benefici che noi per ora non potevamo capire, ma se lo diceva il papà e la mamma non poteva che essere vero, anche se ci chiedevamo a cos’altro di così importante potevamo ancora ambire, avevamo già tutto quello che ci poteva servire.
A questo punto torno a parlare di me, un bel giorno la mamma mi lavò per bene, mani, orecchie e quant’altro, mi vestì di tutto punto, e ci accingemmo ad uscire, BOH? Io mi dicevo, chissà mai dove mi porterà così lustrato, dopo un breve camminare, il quartiere era grande ma con tutte le comodità, entrammo in uno strano negozio, un odore strano di pelle aleggiava tra mille cartelle e scatole di colori, e dopo essermi provato una serie di strani grembiuli di un nero incomprensibile, ecco la mamma che mi provava il colletto di plastica bianca, rigida come il ferro, BOH? Continuava ad essere la mia risposta, nel frattempo a quella gogna di plastica veniva apposto uno strano lunghissimo fazzoletto azzurro al quale la mamma provvide a farmi un enorme strano nodo, a guardarmi in realtà mi sentivo ridicolo e non ne sentivo il bisogno di così tanto travestire, e sì che carnevale non era a venire, poi si aggiunse la cartella, il portapenne, il quaderno con la copertina nera, la penna con il pennino , la gomma e la carta assorbente, tutto sommato cotanta vestizione iniziava a darmi soddisfazione e lasciai fare, contento che tutta quella roba veniva a casa con me.
Poi venne il fatidico giorno, 1° Ottobre 1956, dopo essermi svegliato ad un orario inconsueto, mi ritrovai nuovamente così stranamente vestito e con la cartella sulle spalle e la mamma che mi continuava a parlare piena di sorrisi e di parole che non stavo a sentire, dopo un breve camminare nel borgo in quell’ora così strana e fresca, vidi da lontano una grande confusione, fatta di mille bambini come me vestiti e di mamme con gli stessi sorrisi, le cartelle erano quasi tutte uguali, così come i nostri sguardi di poveri bambini sballottati nel tempo, fu in quel momento che conobbi il significato di un suono noioso e fastidioso ed allora si fecero due file in una tutti noi maschietti e nell’altra tutte le femminucce ed in fila entrammo in quella enorme costruzione chiamata scuola.
Che strano effetto, che ancora ricordo, l’entrare in quell’aula così grande e pulita, con quegli enormi banchi di legno usurati dal tempo, tutto intorno sui muri una serie lunghissima di disegni con delle strane scritture, il primo ingresso dello scorbutico bidello che con un’ampolla ci riempiva i calamai sui banchi e la sua rauca raccomandazione a non sporcare e a non sporcarci altrimenti chissà quale punizione.
In silenzio attoniti, tutti vittime della stessa sventura salutammo l’ingresso di quella che poi riconoscemmo per anni come la nostra maestra, e dopo qualche ora a noi parsa persa nel tempo, ci ritrovammo in un enorme cortile a fare quello che ci riusciva benissimo da sempre, l’intervallo ed il gioco con il pensiero che volava via nuovamente libero nel mio mondo di fantasia, per fortuna scoprii che quella strana prigionia non era eterna, e mi ritrovai a casa nuovamente nel centro del mio universo, ma da quel giorno nulla fu più come prima, ormai ero uno scolaro della prima mignin, 1° Ottobre 1956.
Ciaooo neh!
La solita eterna domanda
Si finisce sempre e solo per chiederci il solito perché? una domanda di cui conosciamo già la risposta, una risposta che non esaudisce mai, ma il nostro bisogno ci mette in condizione di riproporci senza vergogna la solita eterna cantilenante domanda...perché, come se nel tempo che intercorre tra una domanda e l'altra un miracolo potesse succedere, un miracolo capace di sovvertire l'ordine delle cose, un miracolo capace di appagare la nostra sete ed il nostro eterno bisogno di un senso, bisogno che come mendicanti ci vede prostrati a chiedere ed implorare fuori di ogni logica e misura la carità, che però non ci viene mai concessa, fuori da ogni senso quella eterna solita domanda....perché? non è la certezza della non risposta a fermare il nostro imperterrito e continuo chiedere, e la recondita speranza che come per grazia ricevuta questo lamento si trasformasse miracolosamente in preghiera, e dopo mille preghiere magari la grazia ci venisse concessa così a riempire un vuoto grande come il mondo, grande come l'universo contenente tutte le anime che sono nel tempo vissute, consumate e straziate dalla domanda ma soprattutto dalla risposta inespressa e mancata.
Alanford50
La societa' moderna.

Questa immagine rappresenta il mondo che abbiamo creato per i nostri bambini, tutti uguali, in un mondo in un labirinto di cose uguali, i bambini sono assolutamente abbandonati e soli anche se fisicamente non lo sono e anche se si ritrovano accerchiati dall'unico mezzo che gli fa da madre e da matrigna, mezzo incapace però di provocare in loro il desiderio di un sorriso, il televisore, un mondo di grande solitudine, quella più brutta e difficile da combattere, quella che si prova stando in mezzo alla gente e ai propri simili, un mondo che ti confonde e che ti succhia il significato delle parole e dei pensieri per non darti certezze, un mondo che ti fa sentire vecchio, morto, prima ancora di averti dato la coscienza di essere bambino.
Alanford50
L’imprescindibile affanno del vivere…
Tutto mi lascia una sensazione dominante di affanno, come di parole pronunciate od urlate di corsa in faccia alla gente che ti attraversa il cammino, pensieri repressi, esplosi in quella corsa affannosa, l'intenzione di colpire tutti, chiunque si trovi a passare, chiunque colpevole di rappresentare i desideri i sogni e le delusioni represse, come l'esplosione di mille sentimenti che cercano una ragione di espressione nelle prime parole ad uscire, tutti insieme, confusi nella loro logicità, fino a diventare illogici, nella loro fredda verità e realtà, la confusione non ne distoglie il senso, ma lo confonde, troppe cose da dire in così poche parole e in così poco tempo, un pugno, uno schiaffo, una reazione rabbiosa, sicuramente una reazione che non ricerca risposte ma solo il bisogno di concedersi la libertà di essere finalmente espressione del proprio contrito dolore, un'esplosione.
Alanford50La morte cerebrale.

Questa immagine rappresenta la morte cerebrale del nostro vivere quotidiano, la ripetitività che uccide le cose e le persone, l'incapacità di fare cose diverse, condannati a pensare e fare le stesse cose, persino dopo la morte e la morte stessa non riesce a mondarci da questa specie di nostro peccato facendoci trovare stupidamente inermi e uguali.
Io vedo l'appiattimento delle personalità, questa mancanza di voglia di differenziarsi, il preferire nascondersi dietro una totale somiglianza sia essa nel bene che nel male, tutto deve essere omologato, immediatamente compreso, altrimenti viene visto come un nemico un qualcosa che spaventa perché costa troppo lo sforzo di capire, questa è la morte cerebrale, questo ci toglie quell'aurea che ci faceva diversi nel creato, ora stiamo assimilandoci nuovamente a tutte le altre creature viventi di questo pianeta popolato da animali, è un ritorno al passato.
Alanford50
Il non sapere o il non volere imparare.
[...]
Ma quanto male puo’ fare la televisione?.
Al di la dell’evidente rischio per gli occhi, e quello per il cervello, rischi che si corrono se si resta esposti per troppe ore davanti al video, questa sera chi ha guardato la santificazione del nostro caro... [...]
La vita, l'oscuro e la luce.
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Il sole fonte di vita, il sole luce della vita, la vita lato oscuro del sole, la vita un riflesso di luce nel lato oscuro del sole.
Alanford50The Honest Scrap Award

Romaguido me ne ha passato il testimone ed eccomi qui a fare la mia parte.
In effetti anche a me questo premio mi lascia in bocca un retrogusto di catena di San Antonio, ma come altri cercherò di guardarlo unicamente dal punto di vista ludico, per cui mi adeguo e mi appresto a svolgerne le parti, anche se è ovvio che più il gioco va avanti, più verranno riscontrate difficoltà da parte dei fortunati prescelti, in quanto per esempio i blogger dei blogs che frequento, credo che siano già stati quasi tutti toccati da cotanta fortuna, quindi mi sa che la lista dei papabili al premio con me si vedrà per forza di cose estremamente limitata, non nell'elencarli, cosa che farò in modo di non fare torti a nessuno, ma nella mia scelta a chi consegnare il premio sicuramente sì, spero perdonerete la mia quasi opbbligata scelta.
Dieci cose di me:
1 – Non è vero, che ho 999 anni, ma quel numerino legato al mio nick la dice lunga e la dice tutta.
2 – Non è vero, che sono un pessimista, io mi ritengo un onesto realista, non è colpa mia se le cose che mi circondano sono così negative e vanno così male.
3 - Non mi piace chi se la tira, la mediocrità, la falsità, la menzogna, l’ipocrisia, l’incoerenza , i ritardatari, i venditori di fumo e di verità assolute.
4- Ritenendomi profondamente onesto, amo ovviamente l’onestà, la sincerità, la lealtà, la schiettezza, la cruda realtà delle cose.
5- Sono molto felice di avere svolto nella mia vita lavorativa un lavoro che mi è strapiaciuto, ossia ho vissuto l’epopea della nascita della meccanizzazione informatica nelle medio/piccole aziende e di avere lavorato sui primi mini computer della storia, e sono altresì ultra felice di essere da 12 anni padrone assoluto del mio tempo.
6- Amo profondamente sguazzare nella noia, perché la noia non mi annoia.
7- Chi mi conosce sa che amo raffigurarmi seduto in riva al mio sacro fiume a vedere i cadaveri dell’umanità passare e che in quell’attimo che ci è concesso ci si scambia doverosi onesti pensieri, inutile dire che per onestà intellettuale ammetto di avere qualche volta (poche in verità) visto su quel fiume passare anche il mio cadavere, insomma in quel fiume prima o poi ci si passa tutti.
8- Amo il mezzo del web, anche se vi ho trovato ne più ne meno le medesime cose che ci sono nel reale, ossia cose belle e tante nefandezze, in compenso ho potuto constatare da vicino quante persone disturbate ci siano, persone capaci di insozzare qualsiasi cosa tocchino, ho visto insulti e parolacce a iosa, ho visto piattaforme accettare presenze scomode di persone che usavano il mezzo per farsi pubblicità sessuale, un po’ come una volta succedeva unicamente nei bagni dei grill nelle autostrade, ma per fortuna come nel reale ci sono anche tante realtà belle ed anche utili e su quest’ultime ho conosciuto delle bellissime persone e con loro ho affrontato tematiche che mi hanno arricchito interiormente.
9- C'è una cosa che di tanto in tanto mi capita,, che mi piace molto, nulla di speciale, ma, ogni tanto nell’inseguire un pensiero, per una frazione di secondo, mi si fissa nella testa il desiderio ed il bisogno di cercargli un senso, che lo renda vero, vissuto, quindi non perduto nel vuoto e nel silenzio del tempo, a me piace moltissimo dare parola alle sensazioni, anche se per mille motivi lo trovo difficilissimo, cercare di descrivere con un mezzo così lento come la parola (specialmente quella scritta) delle sensazioni così veloci, si parla di frazioni di secondi pregne di significati, di visioni, di colori, di odori, la sensazione di appartenenza, veloce e simultanea a due universi paralleli, l’unica colpa che onestamente mi attribuisco e la non vergogna nel volerle insistentemente fissare per iscritto.
10- C'è un’altra cosa che ogni tanto mi capita, e che mi piace anch’essa molto, nel guardare un'immagine, od una foto, oppure un quadro, per una frazione di secondo mi si fissano nella memoria come se fossero un flash una serie di sensazioni ben precise, e allora mi piace trascriverle così per fissarle sulla carta a perenne ed imperitura memoria.
Le mie nomination:
Le mie nomination sono da sempre presenti nella mia blogroll, tutte persone che amo leggere e che ogni tanto hanno la benevolenza di accogliere qualche mio logorroico pensiero, quindi per non fare torti e per non fare una questione di numero, li elencherò tutti e lo farò in rigoroso ordine alfabetico:
Arthur, Beatrice, Camomilla acida, Emaki81, Eppifemili, Fra Puccino, Franz, Giovanna Amoroso, La giraffa sul monte, Land of yuggott, Lelainy, Misspalestra, Nunzy Conti, Riri52, Romaguido, Spaziocorrente, Stella solitaria.
Tra tutti gli amici Blogger's che ho appena elencato ho scelto una di loro a rappresentanza di tutti, la mia scelta è caduta su Misspalestra http://missgynn.leonardo.it/blog/// con la seguente motivazione: Per essere stata la prima ad inserire un commento sui miei post quando ho aperto il mio picolo spazio (blog), quindi è con estrema gioia e gaudium magnum che gli consegno il premio The Honest Scrap Award.
Linee curve.
Linee curve morbide dal colore accattivante ed accogliente, ma che non portano da nessuna parte in particolare, vedo due casolari arroccati, in posizione di difesa, solitari seppur vicini, due mondi che convivono ma che si guardano e si scrutano, con la consapevolezza di essere due mondi separati, ma incapaci di essere totalmente immersi nella sostanza che li circonda, e seppur così vicini, così diversi, quasi a cercare forzatamente la distinzione, hanno modificato la sostanza per differenziarsi, per la totale inaccettabilità di sentirsi e di essere uguali.
Nonostante la vicinanza, l'appartenenza allo stesso luogo, i due casolari sono assolutamente differenti, quasi a rappresentare la dualità delle cose, il bianco e il nero, il bene e il male, il positivo e il negativo, la prima casa è immersa in un verde invitante ed ammaliante quasi a rappresentare la positività, il bello, l'altro casolare al contrario è immerso in un terreno brullo privo di colore, all'apparenza tutt'altro che invitante, quindi rappresenta la negatività, i due casolari arroccati significano le due fortezze che difendono queste appartenenze e le loro peculiarità, ma come sempre tutto nella vita in realtà si confonde, il verde potrebbe anche essere la rappresentazione del fatuo, del bello ma inutile, quindi negativo, mentre il brullo rappresenta l'opposto il terreno lavorato pronto a dare frutti quindi il positivo.
Alanford50
Sfuggenti granelli di sabbia.

La sensazione della percezione fisica del tempo che scorre e che ci sfugge dalle mani e una delle sensazioni più antiche provate dall'uomo, ma il bisogno di sopravvivere a quell'attimo fa sì che ognuno cerchi quasi sempre di dimenticarsene, o anche solo di pensarci il meno possibile, creandosi mille accorgimenti per superarlo, la società moderna ha saputo crearsi mille distrazioni e mille motivi per rincorrere il domani, il soffermarsi a vivere quelle sensazioni è sempre doloroso e deleterio, ci si riesce sempre a comprenderne l'importanza solamente dopo, è difficile capire mentre quel granello di sabbia sfugge dalle proprie mani, si può solo capirlo successivamente, ma solo se si avrà il coraggio e la capacità per farlo, perché in ogni caso è sempre una sensazione di distacco e di dolore, anche se relativo ad un fatto precedentemente avvenuto, la sensazione del distacco è netta e impietosa, è come se ogni granello di sabbia si portasse via un pezzo del tuo essere, solo dopo scopri quale parte di te si è preso, nel ripensarci però scopri che come ogni fattore della vita non è mai tutto cattivo o tutto buono, ma che quel distacco, quella perdita ha lasciato posto a nuovi elementi che faranno da quel momento parte di te, un rinnovamento continuo di quello che sei, il ricordare quello che di te si è perso serve però a far si che la parte nuova di te sia tendenzialmente migliore.
Questa immagine nasconde una verità forse assoluta, svela una nostra convinzione che forse è errata, il movimento di quella sabbia che ci attraversa e sfugge dalle dita, può essere che ci dica che noi in realtà non corriamo verso il nostro futuro, che noi in realtà molto probabilmente siamo fermi e la vita ed il tempo ci scorre sotto i piedi ed attorno a noi, che il nostro essere nel mondo rappresenta solo una fugace apparizione nel lungo scorrere del tempo.
Alanford50
Punirne uno per educarne cento
E se per disgrazia non ci fosse altra possibilità ed altro modo di governare le cose? Governare il caos è cosa difficile per chiunque, resterebbe da chiedersi come ci siamo arrivati a questo punto, le risposte sarebbero talmente tante che finirebbero per non soddisfare più la domanda stessa.
E se questo fosse il risultato ultimo della perdita delle ideologie avvenute in questi ultimi decenni? Il caos, la non governabilità, la disgregazione delle coscienze e delle idee, se poi ci mettiamo dentro anche il crollo dell’economia la frittata è fatta, nessuno ha voluto credere che distruggere è più facile che costruire e che quindi quando tutto fosse finalmente distrutto non sarebbe stato facile avere le forze le idee e le capacità per re iniziare a costruire, e poi diciamo ricostruire cosa? In che modo? Con quali basi politico/etiche? Nessuno al mondo in questo momento lo sa, la religione e la politica si sono auto consumate, questa è l’unica certezza, siamo volontariamente caduti nell’utopia, una specie di anarchia che non può portare da nessuna parte, perché tutti pensano solo a distruggere e nessuno a costruire, anche perché per costruire occorrono i millenni e noi siamo solo stati capaci di bruciare tutto in qualche decennio, siamo tornati indietro in ere passate che speravamo irripetibili e sepolte nella storia, invece ecco riaffiorare la ciclicità della storia dell’uomo, della sua atavica incapacità di andare avanti, il suo estremo bisogno di arrivare sempre ad un limite per poi tornare indietro a ripercorrere gli stessi errori, allora torneremo al “Mors tua vita mea” dell’ognuno per se e un Dio qualsiasi per tutti.
Mi sa che incapaci di andare avanti torneremo alla nostra atavica barbarie, pronti a rubare quello che non siamo in grado di produrre e di avere tramite i nostri sforzi e le nostre capacità, quindi quando vorrò qualcosa lo prenderò, a chi e perché avrà ben poca importanza, in fondo la sopravvivenza è sempre stata un’ottima scusante……
Se tutto va bene siamo rovinati, purtroppo dobbiamo nuovamente ricorrere ad una vecchia filosofia che per costruire è prima necessario distruggere, quindi qualcuno dovrà distruggere e sacrificarsi per consentire a nuove generazioni di faticosamente ricostruire, che peccato speravo proprio di non incappare più in questa millenaria tecnica di vita e di sopravvivenza.
Alanford50
La realta' riflessa.

Bellissima la realtà riflessa, sino a confondersi, sino a diventare quasi un tutt'uno, sino a diventare più reale il riflesso, difatti il sole si vede solo nel riflesso e non nella parte che rappresenta la realtà, in questo caso è una realtà capovolta, una realtà che si realizza nel suo riflesso.
Alanford50
La disoccupazione.
Non ho nessuna presunzione di essere in grado di comprenderla e di combatterla, mi rendo conto che è un problema molto più grande di me, credo comunque di poterla facilmente definire una malattia che si sta incancrenendo nella nostra società, molto è dovuto alla mondializzazione, molto è dovuto alle industrie che chiudono le fabbriche da noi perché non più concorrenziali o anche solo perché ci sono un sacco di paesi dove la mano d’opera costa pochissimo e i diritti e le pretese dei lavoratori non esistono, allora ecco chiudere stabilimenti tuttora produttivi perché nei paesi dell’est ed in quelli asiatici costa molto meno produrre, quindi un maggior guadagno è assicurato, per qualche decennio questo gioco potrà ahimè per noi e buon per loro funzionare, nel senso che quello che loro a così basso costo producono in quelle terre lontane per ora vengono a vendercele a noi ad un prezzo più basso di quello che eravamo abituati quando le medesime cose le facevamo noi, quindi le cose costando meno anche se siamo più poveri potremo per un certo periodo continuare a comprargliele, quindi per due o tre decenni questo gioco dagli equilibri molto delicati reggerà, così nel frattempo continueranno ad impoverirci e noi avremo sempre meno soldi da spendere, perché se i soldi da spendere non ci vengono dati dalle industrie come potremmo continuare a spenderli? così quando noi saremo poverissimi, e non so bene immaginare cosa succederà qui da noi, i signori proprietari delle industrie faranno quello che hanno fatto qui da noi negli anni 1950/60, creeranno in quelle nazioni dove ora lavorano quasi a gratis il boom economico, aumentando il consumo interno e con esso i benefici ed il benessere per le classi lavoratrici, le più povere per intenderci, come è successo da noi così anche da loro vivranno un trentennio di follia collettiva di corsa all’oro, finché anche da loro diventerà troppo caro produrre, così gli industriali andranno a cercare altre nazioni dove la fame regna sovrana e la mano d’opera sarà a bassissimo costo e così il gioco riprenderà a girare come una ruota ben oliata, quello che è stato da noi e da altri arriverà ad altri ancora in una forma masochistica di condivisione momentanea del benessere, una volta a me poi a te e poi agli altri, ma quando saranno gli altri a sopravvivere con l’elemosina che gli sarà concessa di noi che ne sarà?
Sono anche dell’idea che stiamo pagando il giusto prezzo alla nostra cupidigia e stupidità, come se non bastasse la crisi a toglierci un sacco di posti di lavoro, noi abbiamo abbandonato nelle mani di migliaia di extracomunitari tutti quei lavori che noi ad un certo punto abbiamo reputato più umili, faticosi e poco remunerati, una volta chi non studiava si adattava a fare i lavori più umili, i più pesanti e anche i meno pagati, ma lavoravano ed in qualche modo mantenevano le famiglie, molte erano le donne che per sbarcare il lunario andavano a servizio dalle famiglie più ricche o a guardare qualche anziano, ma così facendo lavoravano, e l’ingranaggio anche se molto grezzo ed ingiusto funzionava, ora cosa succede, i nostri giovani quei lavori non li vogliono più fare, anche chi non ha voglia o la capacità di proseguire negli studi non accetta di fare i lavori meno redditizi e remunerativi e più faticosi, lasciando tutti quei posti di lavoro ai cittadini extracomunitari ben felici di questa opportunità di vivere e sopravvivere che si sono trovati come un regalo, una manna caduta dal cielo, un’opportunità, loro stanno facendo quello che facevano i nostri nonni e bisnonni pur di dare un pezzo di pane alla famiglia, sperando ovviamente in un futuro migliore accettavano un presente non facile, ma noi e i nostri giovani NO, il sogno del benessere collettivo è finito da un pezzo, ma nessuno è stato in grado di proporzionare la vita alle proprie possibilità e agli sforzi (studi) fatti per arrivarci, in un mondo di disoccupati guarda strano gli unici tipi di lavori che continuano a tenere sono proprio quelli che nessun Italiano/a vuole più fare, tutti continuano a volere il meglio al minor prezzo possibile, e questo modo irrazionale e disastroso di ragionare ci ha portati ad essere una delle ultime nazioni a renderlo ancora valido, dobbiamo ridimensionarci e ricominciare ad accontentarci un po' di quello che siamo e di quello che siamo in grado di realizzare con le nostre capacità.
Alanford50Coerenza e incoerenza, La coerenza rifugio degli illusi?
In un forum che frequento una persona che conosco ha scritto il seguente pensiero:
Coerenza rifugio degli illusi? una volta nel gregge e' inutile che abbai:SCODINZOLA, Cechov
Francamente in vita mia non ho mai visto una persona coerente (per fortuna) e dire che ne ho viste tante di persone di fuori e di dentro.
Inutile ribadire che mi ritengo abbastanza coerente, allora mi è venuto il desiderio di dire la mia in materia:
La coerenza non è amata e non piace perché è una regola e come tutte le regole la gente le vuole sempre disattendere, la gente ama il concetto di incoerenza perché si mistifica dietro una falsa sensazione di libertà e di libero arbitrio, di falsa libertà di scelta.
La coerenza è sintomo di intelligenza e di buon senso, che dovrebbe (e qui il condizionale è d'obbligo) essere il motore trascinante del progredire del mondo, invece, purtroppo stiamo assistendo all'ignoranza, alla ricerca dell'incoerenza, alla mancanza totale del buon senso che stanno prendendo piede ed i risultati sono inequivocabilmente sotto gli occhi di tutti.
Anche il buon Cechov ha detto la sua mezza verità, ma dal mio punto di vista, trattandosi evidentemente e palesemente di mezza verità e non di una intera vale tanto quanto una non verità, affermare "una volta nel gregge è inutile abbaiare, scodinzola" è una mezza verità, una verità incompleta che rassomiglia di più ad una non verità, le cose da dire sarebbero molte senza volere competere con Cechov, si potrebbe dire per esempio:
- Se sei un cane ed entri in un gregge, è tutt'altro che inutile abbaiare, al limite ti farai sentire e riconoscere e rispettare prima, al limite verrai scambiato per un cane pastore, comunque le pecore ti temeranno.
- Se sei un cane ed entri in un gregge, non ti serve proprio a nulla scodinzolare, perché tutti vedranno che comunque sei un cane e non una pecora, al limite verrai scambiato per un cane pastore, può essere che pecore non ti temeranno, ma avrai sempre la facoltà di abbaiare ed allora vedrai che le pecore ti temeranno.
- Se sei un cane ed entri in un gregge, continua ad essere quello che sei, per male che andrà le pecore ti rimarranno lontane ma unicamente per paura e per soggezione, esse ti faranno comunque diverso ma comunque forte.
Tutto il sistema, l’intero universo funziona per un insieme di leggi rispettate con estrema coerenza, con ripetitività, con tenacia, con forza, con sofferenza, sembra una grande forma di costrizione, di limitazione, specialmente di limitazione di libertà, ma provate un po’ a pensare se ogni cosa si creasse una propria coerenza che a quel punto diventerebbe tutto una grande incoerenza , il caos, l’impossibilità del progredire, qualunque esso sia,sarebbe la non vivibilità..
Pensate per esempio se la gazzella avesse la possibilità di decidere di diventare incoerente e non volesse più fare parte della catena alimentare del leone e del giaguaro, la catena si spezzerebbe, tutto quello che ora ha un suo perché intrinseco anche se incomprensibile ma dalla tremenda perfetta funzionalità andrebbe perduto nel caos e nella casualità, tutto fa parte di una assurda ma realissima catena e tutto funziona unicamente se ognuno con forza, con coraggio, con mille altri motivi tutti senza una vera ragione i accetta di fare la propria parte di essere cioè COERENTI con i limiti imposti da tutto quello che ci circonda.
Quindi io ritengo che l’INCOERENZA è l’illusione degli stolti, perché non porta da nessuna parte, è una forma di sballo mentale, nulla che abbia un vero legame con la realtà delle cose, tutto il sistema funziona unicamente per una serie infinità di decisioni coerenti e con la loro accettazione, qualsiasi regola accettata, qualunque essa sia rappresenta una accettazione di coerenza, se ci fermiamo al semaforo rosso e per coerenza, se partiamo con il verde, anche, ogni nostro pensiero e coerenza, tutto quello che è ripetersi, giusto o non giusto è coerenza.
Chi si professa incoerente o ricercatore dell’incoerenza mente spudoratamente a se stesso, perché la coerenza è talmente dentro il nostro essere che anche chi persevera nella ricerca dell’incoerenza finisce per forza di cose di esserlo, diventerà coerente nella sua ricerca di essere incoerente, dalla coerenza non si sfugge, è una legge che sostiene questo mondo e tutto ciò che esso contiene e che ci vive, una specie di madre di tutte le leggi di natura.
A livello caratteriale, non bisogna confondere la coerenza con la testardaggine, solo gli stolti non cambiano mai idea, e il cambiare idea dopo un valido ragionamento non è incoerenza, ma una coerenza con le leggi dell’intelligenza umana, così come è errato pensare che i grandi artisti siano dei grandi incoerenti, solamente perché non rispettano talune regole tenendo atteggiamenti bizzarri, perché nelle loro diverse peculiarità diventando comunque coerenti con il loro modo di essere, diversi forse dalle moltitudini, ma sempre facenti parti di una ripetitiva coerenza di regole, diverse, bizzarre, all’apparenza illogiche, ma sicuramente facenti parte di una sorta di coerenza, quindi non confondiamo il concetto di diversità con quello dell’incoerenza.
Ultimo ma non ultimo io mi fido più di una persona coerente che di una che si crede incoerente, nel bene e nel male so cosa posso aspettarmi da quella coerente, capisco però che alla coerenza sia falsamente attribuita una maschera di noiosa ripetitività, ma non lo è ne di più ne di meno della coerenza mistificata in incoerenza.
Quindi alla domanda “Coerenza rifugio degli illusi?” a me viene da rispondere “assodato che anche nell’incoerenza c’è una notevole componente di coerenza” chi è il vero illuso? E chiedo a chi si definisce incoerente domani per andare al lavoro, al semaforo, anziché fermarti con il rosso, passa ugualmente, fai un vero gesto incoerente e poi vieni nuovamente a dirmi cosa ne pensi dell’incoerenza.
A chiusa di questo mio logorroico esprimere, ci tengo a dire che è vero non si può essere in assoluto sempre o coerenti o incoerenti, la differenza sta nella coscienza , nella forza e nella volontà di esserlo, e se qualche volta ci si sbaglia, che dire anche questo ci fa coerentemente molto umani.
Alanford50
Morire da soli in mare.
Parole estrapolate da uno dei tanti articoli dei nostri media:
"Le autorità italiane non hanno ricevuto alcuna richiesta di soccorso dal barcone sul quale ieri sono stati soccorsi i cinque eritrei che hanno denunciato la morte di oltre 70 loro compagni in mare. Lo rende noto oggi il Viminale, mentre proseguono gli sbarchi sulle coste italiane e crescono le polemiche sull’ennesima tragedia dei migranti, che nel mondo cattolico ha evocato il fantasma della Shoah".
Senza volere fare paragoni assurdi tra i due tipi di morte, senza volere entrare nel merito di come sono morti questi poveri disgraziati, senza volere entrare nelle motivazioni che spingono questi disperati a simili odissee, motivazioni fin troppo chiare e ben note, di cui si è discusso fino alla nausea, senza per altro arrivare a nessuna conclusione ne soluzione di nessun genere, ma riferendomi unicamente all’articolo di cui ne ho riportato una stralcio, direi che probabilmente il mondo cattolico ha dimenticato e/o non si ricorda più cosa è stato veramente il fantasma della Shoah, dimostrando che come sempre nulla ha imparato dalla storia, forse perché anche in quel tempo tutti erano girati da altre parti e nessuno per mille motivi ha avuto la voglia e il coraggio di vedere e di conseguenza di intervenire, quanti di quei 6 milioni sono stati i morti per quella decisione mancata da tutti, quanti potevano salvarsi, invece il silenzio, l’oblio, la Shoah, 6 milioni di persone di diversa nazionalità, estrazione sociale, politica e religiosa portati contro la loro volontà a morire per motivi razziali ed in parte politici.
Questi poveretti invece si affidano a mafie locali, spendendo cifre assurde che mai forse avevano visto ne tanto meno guadagnato in tutta la loro vita, per andare verso un miraggio di cui non conoscono ne capiscono assolutamente nulla, direi comunque che è assolutamente una storia diversa, non paragonabile, l'unica cosa che può in qualche modo richiamare ed essere accomunata a quella immane tragedia del passato è il fatto che tutte le nazioni facevano già così come ora finta di non sapere e di non vedere nulla per non doversi esporre in prima persona, per non dover intervenire e farsene in qualche modo carico, lasciando unicamente all'Italia l'ingrato compito di stipare queste persone senza speranza in strutture/lager in attesa di riconoscimento e di un eventuale rimpatrio, salvo poi dargli la possibilità di andare a lavorare in nero o ad ingrassare le fila delle varie Italiche forme delinquenziali, la grande Europa è come noi in egual misura interessata dal problema, ma fanno tutti orecchi da mercante e si girano dall'altra parte per non vedere e per non sapere, questo è l'unica cosa che è accomunabile con quel tremendo storico evento, qualsiasi altro paragone rasenta una assurda ed inutile bestemmia.
Alanford50
Il vecchio ed il bambino.
Ho vissuto la mia vita in due modi ben distinti, la prima metà l’ho vissuta da bambino e l’altra metà l’ho vissuta e la sto vivendo tuttora da vecchio, qualcuno potrebbe anche dire che non è stata una cosa sana, perché è mancato lo stadio intermedio, ossia quella fetta di vita vissuta da uomo, da adulto.
Ebbene si, quella fetta di vita me la sono persa, non l’ho voluta vivere, non mi è mai molto interessato, ho forse molto più semplicemente non ne sono stato poi così capace di farlo,oppure, l'ho vissuta ma non me ne sono neanche accorto, ma non me ne pento minimamente, in fondo ho sempre saputo che quel periodo così tanto atteso e decantato è in realtà una inutile perdita di tempo ed una grande illusione.
La prima parte, quella concessa al mio essere bambino l’ho vissuta assorbendo ogni linfa di vita che mi ritrovavo ad incrociare, e come un bambino famelico di esperienze ho silenziosamente osservato e rubato tutto quello che sono riuscito a prendere, senza ritegno e senza vergogna, mi sono cibato dell’umanità del mondo, dei suoi errori, dei suoi perché, tutto veniva assolutamente tritato e digerito da questo famelico bambino, mai sazio, ma pazientissimo, ho atteso, ho saputo attendere, che gli eventi mi corressero incontro e come un vento gelido sferzassero la pelle del mio viso, la mia mente si cibava di mille perché, ed ogni risposta ne generava altre mille.
Quando mi sono reso conto che ero stanco di quelle infinite domande che in fondo non trovavano mai una risposta definitiva, ho capito che ero cambiato, di colpo mi sono ritrovato vecchio, da quel momento non fu più la stessa cosa, era cambiato il mio modo di parlare e soprattutto il mio modo di sentire, la vecchiaia si era portata via molta della forza di volontà e del desiderio di conoscere e di capire, proprio come si sente uno che non ha più nulla da chiedere e da comprendere, tutto ormai aveva un suo posto ed una sua ragione, come un muratore avevo finito di costruire la mia casa ed ero arrivato al tetto, e posso capire come si sente ora quel muratore seduto sul suo tetto a pensare cosa se ne fa di quella casa se tanto sa che lui vivrà sempre seduto su quel tetto e che non scenderà mai più, non che lo desideri, ma sa che è così, e da quella posizione, per certi versi privilegiata guarda stupito dello stupirsi nel rimirare il sottostante mondo, e vede che tutto è nuovo ma nel contempo vecchio ed immutato nel tempo, le parole mille volte dette e soprattutto mille volte sentite non regalano più stupore.
Alanford50Un attimo.
Quanto conta un attimo, basta un attimo per scoprire la vita, un attimo per viverla interamente, un attimo per chiudere gli occhi e tornare a chiudere il cerchio della vita, quanto è lungo un attimo, il tempo di un respiro, il tempo di un alito di vita nel lungo respirare del tempo.
Alanford50
Legiferatori cervelloni.
Certo che questi governanti sono dei veri cervelloni, e non ne faccio una polemica di colorazione politica, ma solo sul loro modo approssimativo di operare, è appena entrata in vigore la legge sull'immigrazione, rendendola un reato, che i primi arrestati (dopo un giorno o due) sono già stati liberati e lasciati liberi di andare, perchè non ci sono i centri di identificazione ed espulsione, ossia non sanno dove parcheggiarli prima dell'eventuale espulsione, certo che non fanno proprio nessuna attenzione questi legiferatori a non rendersi e renderci ridicoli, NON POTEVANO PENSARCI PRIMA DI APPROVARE LA LEGGE, NON POTEVANO ACCORGERSI CHE LA LEGGE NON ERA IMMEDIATAMENTE APPLICABILE, NON HANNO PREVISTO DOVE METTERE TUTTA LA GENTE ARRESTATA IN ATTESA DELL'ESPULSIONE? sapevano che sarebbero diventati tanti e poi ci stupiamo se tutti ridono di noi e ci sbeffeggiano come si fa con certe tipologie di idioti, evidentemente siamo un popolo di idioti e non ci meritiamo altro...
ALANFORD50
L'ultima meraviglia.

Che splendore questa foglia che si fa per una volta ancora bella, struggente, bella come mai è in fondo stata, come per non farsi dimenticare, in quell'attimo prima di morire, capace di donare il meglio di se, come se solo quell'attimo meritasse cotanto splendore e fosse ad esso unicamente destinato, come per ribadire alla vita “ guarda cosa ti perdi e guarda cosa ti porti via”....
Alanford50
l'inutilita' della sensazione dell'esserci e del sentirsi.
Pensiero stupendo, pensiero angosciante nella sua staticità ed ineluttabilità di fondo, le cose dette, le cose pensate, ritornano indietro come una raccomandata che non ha trovato il destinatario, si cerca un perché si cerca un per come, domande fatte per avere risposte, risposte date in cerca di una domanda che ne avvalli il senso, il senso di inutile che cerca un perché, desideri nati per non essere mai esauditi, desideri nati per il solo gusto di sentirci vivi ed appagati, il lungo camminare per scoprire di non essere mai partiti, se non nel desiderio intimo di gustarne l'arrivo o l'eventuale ritorno.
Alanford50
Dolci e tristi note da un pianoforte scandite.
Il buio, improvviso mi circonda e sorprende nel gesto di socchiudere gli occhi, e il silenzio che lo accompagna mi pervade e dolcemente mi possiede, ma ecco che quasi a disturbare questa beatitudine, dolci e lente note irrompono e spaziano in questo universo fatto di oscuro e di goduto silenzio, dolci e tristi note da un pianoforte, sapientemente scandite, dolci e tristi note intervallate da uno spazio di vuoto e di silenzio che gli attribuisce il valore e il tempo, note che vivono il loro spazio sul pentagramma che dona loro un ordine ed un senso che si trasforma inesorabilmente in melodia, lo scorrere sul rigo ne rappresenta il loro unico destino, fermo immutabile, che dona per sempre, il loro tempo scandito, o dolci, lente e tristi note che interrompete il mio silenzio, non vi sarà negato il mio perdono, anzi, doveroso è il mio ringraziarvi per avermi addolcito l’attimo, quell’attimo di vuoto tra un battere ed un levare, tra un sussulto ed un pensiero andante e forse banale, che lasciandosi cullare dalla magica armonia, mi da ritmo al cuore ed al suo battere sempre uguale, e questa dolce melodiosa armonia riempie per un attimo non misurabile i vuoti ed i silenzi che a volte accompagnano gli spazi e i tempi non gestibili della vita mia.
Alanford50
Piccole e grandi note.
Quando l’attimo e il momento assumono e creano una situazione di attesa, che nemmeno tu ti sai spiegare e non riesci a dominare, ma unicamente faticosamente ti ritrovi costretto ad aspettare, ecco in quel silenzio che ha dell’irreale, lo spazio si va a riempire di lievi note sapientemente scandite da mani dotate, mani fortunate che ne posseggono il segreto, il dono, la capacità, la maestria di poterci e saperci con loro interloquire, quelle piccole note brevi e leggere lasciate scappare da tasti innocenti inconsapevoli del loro enorme magico potere, ecco quelle brevi note rincorrersi quasi gioiose fatte di urla fanciullesche che riportano e ci ricordano un gioco innocente, che gioia cercarle una ad una, che gioia nel riuscire a scoprirle e sentirle distintamente scandite nel loro breve attimo di vita, che gioia anche nel silenzio che le divide e ne stabilisce l’ordine ed il tempo fino ad accompagnarle all’incontro sublime della nota successiva che nel legarsi creano innocenti e involontarie un’armonia, ecco che le sapienti dita si fanno portavoce di un sentimento diverso e nel cambiare loro il timbro si fanno portavoce di un messaggio che diventa sublime, con lente e distaccate note grevi così lunghe rispetto a quelle precedentemente udite, la loro voce si protrae nel loro come anche nel mio tempo, si protrae come un eco dolcissimo che ne allunga la vita, quasi a cambiare il senso di quell’attimo conosciuto poco prima come appartenente unicamente al silenzio, nate apposta per far rallentare i battiti del cuore e togliere il fiato ed il respiro, per accomunare le proprie essenze in una unica melodia.
Dolci note da un pianoforte sapientemente scandite, grazie per avermi reso partecipe della vostra breve esistenza, quasi a premio di un mio chissà quale merito, se non, forse, quello di avervi ascoltate ed enormemente gradite.
Alanford50
Camminare per antiche strade.
Nel camminare per queste antiche strade, odo il rumore dei miei
passi, nel silenzio rimbomba sui muri delle case, solo il vento si
insinua, solo il vento osa, la paura delle genti traspare dalle porte
socchiuse, il loro respiro si ferma sull'umido dei vetri, le tende
avvolgono e nascondono sguardi impauriti curiosi ed ostili, tutto si
muove e si dà da fare nell'ombra per renderti straniero, se non
fosse per il rumore dei miei passi che nel silenzio rimbomba sui
muri delle case, forse mi lascerei vincere e sopraffare dalla paura.
Alanford50
L'angolo dei rimpianti agognati.
Rimpianto di un qualcosa desiderato, di un qualcosa mai ottenuto,
uno stato d'animo capace di non lasciarti andare, andare per il
mondo, a vivere e a soffrire, uno stato d'animo che ha assunto le
sembianze della paura, che ti blocca e ti concede solo il
rimpianto, di ciò che sai di essere e non puoi e non sai dire, di ciò
che vorresti essere e non osi quasi neanche sperare, allora resti
fermo a guardare, il mondo che secondo te vive le tue emozioni
mancate, quelle emozioni tanto agognate, ti resta la
consapevolezza che ti lascerai vivere nella speranza che una forza
misteriosa che non ti appartiene te le conceda per grazia dovuta.
Alanford50
L'inutilita' delle cose.

Immagine triste, solitaria, insieme di cose inutili, di passaggio di persone che non ne hanno mai approfittato, una panchina girata verso il nulla, che da le spalle all'inutile, all'effimero, allo sconosciuto, le molte inutili luci non ne alleviano il sentore di paura che la nebbia complice della solitudine attanaglia lo sguardo e l'animo, un marciapiede fatto per sopportare il passaggio, muore solitario ricoperto dall'umida nebbia che avvolgendo il tutto come il perdono ne allevia il sentore ed il pesantore, quell'aria fredda, umida che tutto avvolge, quasi a nascondere la triste visione a occhi impreparati a sopportarne nell’animo il peso.
Alanford50
Non esistono piu' i santi....
NON SONO UN SANTO
Ormai è notizia comune, è apparsa su tutti i giornali e su tutte le testate TV, il Nostro beneamato ha rinunciato alla Santità ed ha così definitivamente rinunciato a diventare il Dio in terra del nuovo millennio.
Oggi di fronte ad una moltitudine di fedeli adoranti ed in attesa del suo verbo è avvenuta l’attesa ammissione, NON SONO UN SANTO proclama alle folle, CI SONO UN SACCO DI BELLE FIGLIOLE E DI IMPRENDITORI proclama nuovamente alle folle di fedeli deliranti e plaudenti, sicuri di essere in qualche modo facenti parte del suo popolo eletto.
CHE TRISTEZZA, CHE TRISTEZZA.
Questa è la confessione di chi si autodefinisce inattaccabile, sopra di ogni parte e legge (morale e non) ora che ha confessato di non essere un santo Lui crede di potersi permettere qualsiasi cosa perché nessuno è più in grado di fermarlo e perché Lui è convinto che il governo senza di Lui non è più così sicuro di continuare ad esistere e perché ormai Lui è sopra a qualunque legge morale, politica e religiosa.
Io vorrei fare notare la grande impunita ammissione della sua malata megalomane strafottenza, "Ci sono un sacco di belle figliole e di imprenditori", fate bene attenzione, non ha parlato come avrebbe fatto un qualunque "UOMO" maturo,seppur strafottente e poco invidiabile in intelligenza, ma con un minimo del senso dell'età e della ragione ad essa legata, ossia non si è vantato della esistenza e quindi della presenza di donne, invece Lui ammette e parla di FIGLIOLE, quindi carne giovane, quindi un pensiero non conforme ad una persona di 72 anni, non solo, di una persona anziana che oltretutto e soprattutto ricopre cotanta carica istituzionale,
CHE TRISTEZZA, CHE TRISTEZZA.
Ad avermi lasciato annichilito sono stati anche tutti quegli uomini (ed anche qualche donna) che erano li ad ascoltarlo e soprattutto ad applaudirlo dopo una simile affermazione , tutti asserviti con il capo chino ed un sorriso compiaciuto e complice sul ghigno, pronti ad accettare qualsiasi Sua nefandezza, a questo punto sono portato a credere che ognuno di quelle persone è pronta a sacrificare i propri figli e soprattutto le figlie in nome di quel loro IDOLO/SEMIDIO.
Cosa dovremo ancora aspettarci da cotanta strafottente esibizione di libera morale impunita, magari se il nostro personaggio abbassa ancora un po' il limite di età delle sue conquiste e delle sue frequentazioni, vedremo legalizzata addirittura la pedofilia.... ma in fondo se per Lui va bene che male c'è? in fondo Lui può no? senza di Lui non c'è Italia, senza di Lui non c'è governo, senza di Lui non c'è futuro, senza di Lui non c'è la salvezza ne l'uscita da questi momenti bui.
CHE TRISTEZZA, CHE TRISTEZZA.
Periodi esistenziali.

Immagine cromatica, stratificata dei periodi esistenziali della vita, la gioventù con lo spirito di aggregazione e il senso spesso poco ponderato dell'amicizia e la vecchiaia con la sua solitudine ed il grande peso della disillusione, tra i due gruppi un muro, sporco pieno di inutili nefandezze lasciato da entrambe le appartenenze, tematiche sfiorate mai approfondite, unico vero desiderio il lasciare un segno qualsiasi, anche incomprensibile, anche solo di sporcizia materiale e di conseguenza anche morale, il loro senso di marcia è opposto come mondi inconciliabili che si sono sfiorati per un attimo, troppo occupati dal loro incedere, dal loro vivere per accorgersi dell'incontro, occasione perduta di momenti per fortuna irripetibili.
Alanford50
Come le pagine di un vecchio diario.

E' come leggere le pagine di un diario di chi non c'è più, vedi e capisci tutto di lui, tranne il motivo per cui non c'è più, sì è morto, si vede l'attimo quando è successo, ma non il suo perché, si vedono i momenti belli, e quelli meno belli, si vedono delle crepe, delle ferite provocate da chissà quali dolori, e mille domande nascono e subito muoiono senza risposta, quanto era alto, chissà quanta ombra faceva, che colore assumeva a primavera e quale dolci tristezze sapeva donare all'arrivare dell'autunno, chissà se sentiva la felicità quando il vento gli scarmigliava le fronde come la mano di una mamma tra i capelli del proprio bambino, ora è rimasta solo quella piccola traccia del suo essere esistito, come le parole su di un vecchio diario dal tempo ingiallito .
Dedicata a quel dono infinito e prezioso che è la vita.............
Alanford50
L'illusione di vivere il tempo.
Noi siamo convinti di essere padroni del tempo, di sapere e di poter modificare e gestire il domani, e ci mettiamo a correre affannandoci e dandoci da fare, ma la verità è che noi siamo fermi e il tempo ci scorre sotto i piedi, il nostro corpo è fermo ma il domani è già ieri, solo la nostra anima che salta tra il cuore e il pensiero come impazzita, prigioniera del nostro misero corpo inerme, solo lei riesce a sentire lo scorrere del tempo e con esso il nostro lento inutile morire.
Alanford50
Quel salto, quel brivido, che per un attimo ha dato un senso alla parola felicità.

Una corsa felice, spensierata verso nulla di definito, ne di definitivo, una corsa semplice con mille palloncini che ne rammentano l'età ed il suo tempo, il vuoto intorno, il nulla che l'avvolge, poche cose hanno importanza, poche cose hanno senso, se non l'aria fresca che ne elettrizza il respiro, e con il respiro sempre più in affanno anche il pensiero, che sempre più libero, sempre più leggero, perde di peso e vola, miracolo vola, insieme a quei mille colori sospesi, sospesi nel vento e nel suo turbinio, nessuna luce riesce a sconfiggere le nubi, sorte a impenetrabile scudo di un evento irripetibile ed immutabile nel tempo, la mano che in un gesto irreale e impensabile fino a pochi istanti prima, libera gli spaghi che imprigionavano il tempo, in quell'attimo di passaggio ad un'altra età, forse più adulta, sensazioni nuove e pensieri incredibili folgorano il corpo come la saetta che veloce, leggera e tagliente colpisce l'albero cambiandogli per sempre il destino e forse il vivere, quando lei fanciulla finirà il suo salto leggero, e si accorgerà del gesto supino che la sua mano ha compiuto in quell'attimo divino, si ritroverà diversa, più grande, e con quel salto nella sua nuova età, inizierà a guardare indietro in cerca di quel gesto che così impunemente l' ha segnata, lasciandogli il rimpianto di una età perduta e da quel momento così lontana, e una sensazione che la fa sentir perduta, ma quell'attimo, quel salto è andato e non può essere ripetuto, se non mille volte nel languor dei sogni e negli spasimi del cuore che in fondo non si è mai rassegnato.
Alanford50




